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Fabbrica di Ceramiche Galvani

Reparto imballo e spedizione
Chiatta sul Noncello con carico di ceramiche
La fabbrica Galvani su un piatto decorato
Sede della Galvani (a sinistra) nel 1920
La Galvani in un disegno del 1925
Dopo l'incendio del 1921
Reparto foggiatura
Reparto asciugatura
Reparto decori
Reparto aerografo
Dopo il terremoto del 1976
Demolizione della sede della Galvani nel 1969 per il trasferimento dell'attività
I forni moderni nella nuova sede di Villanova
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L’attività della Ceramica Galvani iniziò il 1° luglio 1811. La fabbrica fu fondata da Giuseppe Carlo Galvani, con l’idea di esportare manufatti ceramici in Friuli, in Veneto, a Trieste e nel lontano Oriente. Utilizzava il vecchio porto sul Noncello per trasportare le ceramiche sui barconi verso Istria e Dalmazia, e verso Venezia, dove grazie ai traffici della Serenissima arrivavano successivamente in Oriente. Negli anni a seguire il trasporto delle merci fu effettuato tramite la ferrovia.

I primi prodotti della fabbrica furono oggetti di uso comune come pignatte, scodelle o brocche, di carattere popolare e a basso costo, per i quali l’attività si guadagnò il soprannome di “fabbrica di stoviglie”. Dal 1823 si fabbricarono anche ceramiche destinate ad ambienti più facoltosi come le terraglie bianche ad uso d’Inghilterra, che imitavano la porcellana.

Andrea Galvani fu direttore della fabbrica dal 1836, apportando un miglioramento della produzione con una nuova organizzazione del lavoro e brevettando diverse invenzioni tecniche. Il suo nome comparirà nel marchio di fabbrica e nella ragione sociale della fabbrica per oltre un secolo. Durante questo periodo la produzione imitò quella inglese, con decori monocromi e paesaggi o scene orientali in stile Willow e Colandine, assieme a soggetti di carattere locale e decorazioni floreali. Questo tipo di ceramiche ebbero enorme successo e furono vendute anche all’estero.

Alla morte di Andrea a soli 57 anni, i fratelli Giorgio e Giuseppe adottarono il simbolo del gallo come marchio di fabbrica che rese famosa la Galvani in tutto il mondo. Dopo il 1870 la fabbrica ottenne molti prestigiosi riconoscimenti internazionali, come all’esposizione di Vienna del 1873 e all’Esposizione Regionale Veneta del 1871, grazie anche all’invenzione, attribuita al direttore della Galvani Domenico De Marco, di una matita refrattaria che consisteva in un particolare tipo di grafite che non scriveva su carta, ma solo sulla terraglia e rendeva possibile effetti di chiaro-scuro che non temevano l’azione della vernice o della cottura.

Nel 1885 subentrò Luciano Galvani alla direzione dell’attività. In quel periodo i clienti erano della piccola e media borghesia e prediligevano le decorazioni floreali e i soggetti della tradizione popolare locale, come il leone veneto, l’aquila e il gallo andante. Nei primi anni del Novecento la fabbrica raggiunse un forte picco produttivo con 5 milioni di pezzi e 250 dipendenti. Alla produzione per uso domestico si aggiunse quella industriale: furono prodotti pezzi nuovi come le tabelle per la denominazione delle vie e i numeri civici.

Durante la Prima Guerra Mondiale la produzione fu sospesa e la fabbrica subì lo smantellamento delle attrezzature, che non dovevano cadere nelle mani degli austriaci. La produzione riprese nel 1919 sotto la direzione di Enrico Galvani. Nel 1921 lo stabilimento e l’archivio furono distrutti da un incendio, ma la fabbrica fu ricostruita e riprese l’attività l’anno successivo. Ne conseguì un’importante riorganizzazione industriale: la creazione di un negozio per la distribuzione diretta al pubblico, installazione di apparecchiature per la sicurezza e l’igiene, dei forni elettrici, e l’introduzione del servizio di mensa aziendale. Alla Galvani furono invitati artisti e ceramisti affermati anche da altre regioni, grazie ai quali la produzione venne ulteriormente rinnovata e l’attività partecipò con successo ad altre esposizioni internazionali come la Biennale di Monza, di Venezia e alla Triennale di Milano.

Nel secondo dopoguerra, nonostante il contributo di moltissimi artisti, cominciò una fase di crisi e la Galvani dovette differenziare la produzione e assumere uno approccio più commerciale perché il ceto medio-alto preferiva stili e soggetti più moderni. Fu aperto un reparto per la decorazione all’aerografo, si introdussero nuove forme e decorazioni con stampi prefabbricati. Questo tipo di decorazione ebbe molto successo, ma venne presto sostituita da quella con gli smalti.

La produzione seguiva le richieste del mercato, ma veniva sempre lasciato un angolo per i prodotti dell’artigianato della tradizione locale, che si riteneva importante conservare in quanto parte del patrimonio culturale friulano.

Dopo il 1940 con la morte di Angelo Simonetto, importante collaboratore e artista udinese della Galvani, e la costante evoluzione dei bisogni del mercato la fabbrica si avviò verso il suo epilogo. Nel 1973 la sede venne spostata in Via Nuova di Corva a Villanova, cambiando ragione sociale e tipo di produzione, introducendo la lavorazione della porcellana con decorazione serigrafica per un mercato di lusso, mai affrontato prima. Dopo pochi anni l’attività fallì cambiando più volte proprietà; ci furono alcuni tentativi di recupero senza grande successo fino agli anni 2000.