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Ceramiche Galvani

Piatto con fiori policromi e lo stemma di Pordenone
Piatto con il galletto, simbolo della Galvani
Piatto in stile "inglese" con il municipio di Pordenone
I colori utilizzati per la decorazione a pennello e i loro "codici"
Foggiatrice ovale per piatti
Bozzetto per una zuppiera
Bozzetti per vasi "millefiori"
Vasi con decorazione "millefiori"
Servizi da tavolo
Un piatto decorato in stile "Willow"
Vaso decorato all'aerografo
Decorazioni all'aerografo
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Le prime terre utilizzate dalla Galvani per la produzione di ceramiche erano semplici argille prelevate da qualche sacca vicino al Noncello. Successivamente a queste argille rosse si affiancò la produzione di terraglia bianca fine detta “ad uso d’Inghilterra” ottenuta con un miscuglio di silice di Caneva e di Caolino di Vicenza. Durante l’Ottocento si fece molto uso della terraglia, un tipo di impasto bianco poroso e rivestito di vernice piombifera trasparente, perché era più leggera ed economica della maiolica. La decorazione veniva eseguita direttamente sui pezzi, dopo la prima cottura e il disegno si trasferiva “a spolvero” con l’aiuto di stampini e mascherine.

La Galvani fin dall’inizio si specializzò in un genere di terraglia decorata con il sistema inglese “transfer prints”. Questo tipo di decorazione inventato in Inghilterra nel 1753, consisteva nel trasferire su un pezzo di terraglia bianca un disegno, impresso precedentemente su carta tramite una lastra di rame. La carta una volta staccata dallo stampo e pressata leggermente sul pezzo da decorare ne lasciava il disegno a impronta, proprio come una decalcomania. Tale procedimento veniva effettuato su un pezzo che aveva già subito una prima cottura; poi veniva cotto una seconda volta dopo un bagno di vernice piombifera trasparente che aveva la funzione di proteggere la decorazione, generalmente eseguita in colore blu e nero, seppia o verde.

Esistevano tre tematiche di grande successo che venivano usate per decorare questo tipo di ceramiche: il “Castello di Ferrara” che era una veduta di un paesaggio italiano con porto, ed i “Colandine” e “Willow pattern”, entrambe scene di derivazione cinese e rappresentazioni di giardini orientali. Il Willow pattern era una rappresentazione di una storia cinese di due amanti in fuga, uccisi dal padre della giovane su un ponte. In questa raffigurazione solitamente si possono riconoscere un ponte, una pagoda e un salice piangente (in inglese willow). Pare che la Galvani abbia avuto dalla rinomata fabbrica di ceramica inglese Wedgewood le tre lastre di rame originali di queste vedute e si specializzò nella loro produzione nei colori blu e seppia.

Accanto a questa produzione a decalcomania nacque nell’Ottocento la cosiddetta “ceramica popolare”. Si trattava di oggetti di uso comune come servizi da tavolo, stoviglie, vasi o brocche, poco costosi e decorati con soggetti legati alla tradizione locale; nel caso della Galvani si trattava prevalentemente di motivi floreali policromi, animali e paesaggi di gusto veneto e friulano. Diverranno molto famosi il decoro con la rosa e soprattutto quello con il gallo, adottato anche come marchio di fabbrica dalla Galvani. La produzione di queste ceramiche popolari continuò anche dopo la prima guerra mondiale, ma ne sono sopravvissuti pochi esemplari a causa dell’uso intenso che ne veniva fatto e dei materiali economici. Non è facile distinguere tali manufatti da quelli prodotti da altre fabbriche dell’epoca a causa dell’assenza di marchi e dell’omogeneità della produzione.

La lavorazione di un piatto

Nel primo periodo tutta la lavorazione veniva fatta a mano su vecchi torni di legno dove veniva gettato l’impasto dal quale si traevano le forme più varie. I pezzi ottenuti dai torni venivano messi a seccare sulle altene, scaffalature di legno che caratterizzavano il reparto della foggiatura. Venivano poi decorati a mano con il pennello o per mezzo di incisioni di rame riportate sulla superficie tramite carta. Seguiva la verniciatura fatta in mastelli di legno nei quali venivano immersi i pezzi. Dopodiché veniva effettuata la seconda cottura e il pezzo era pronto per essere venduto. Nel ‘900 i torni di legno furono sostituiti dai più moderni torni meccanici e successivamente si installarono anche forni elettrici.

Nel secondo dopoguerra i tradizionali temi decorativi della Galvani cominciarono a scomparire, sostituiti da scene arabeggianti, forme geometriche e decorazioni all’aerografo anziché tradizionali a pennello, che erano molto più costose. Le forme sono essenziali ed eleganti, si ispirano alla ceramica antica, alle geometrie futuriste e razionaliste, e alla grafica pubblicitaria del periodo. Sopravvivono alcune decorazioni floreali denominate “Rustico Antico e Moderno” che richiamano la tradizione della Galvani, anche se eseguite con tecniche moderne. A metà degli anni Trenta dall’aerografo si passa alle decorazioni con gli smalti e ha la meglio il gusto per l’informe, in contrasto con le geometrie di razionalismo e futurismo. Nell’ultimo periodo la produzione è solo di porcellane per un mercato di lusso, privo di colori e punta a profili di assoluta linearità. Non riesce tuttavia a mantenersi competitiva sul mercato, portando alla chiusura definitiva dell’attività.